Granfalloon Party
Ostacoli | Film |
Film che mirano a creare l'identikit di un eroe Film patriottici Film tutti di nazionalità diverse |
1 - Born to fight
2 - Independence day 3 - 2009: Lost Memories 4 - Fist of legend |
Da “Ghiaccio 9” di Kurt Vonnegut: un granfalloon è un gruppo di persone che immaginano di avere una connessione tra loro che in realtà non esiste. E’ quella che il profeta Bokonon chiama una falsa karass (la karass è qualsiasi cosa che invece riunisce davvero per qualche motivo un insieme di persone). “Esempi di granfalloon sono il Partito Comunista, le Figlie della Rivoluzione Americana, l’Azienda Elettrica Statale, l’Ordine Internazionale degli Eccentrici – e qualsiasi nazione, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo”. Il gioco di questa variazione è andare a stanare i film patriottici, ovvero quelli che esaltano dei granfalloon, e mostrare come nazioni diverse vogliano creare il loro eroe ideale.
1 - Born to fight
Questo delirio in salsa Thai da 96 minuti (di applausi) è qualcosa che difficilmente risulta comprensibile alla mente umana per la sua totale mancanza di un senso. Chi è un po’ più avvezzo alla cinematografia Thailandese da esportazione (Ong-bak, The Protector, Dynamite Warrior, Chocolate) sa a cosa va incontro. Ovvero mazzate. Tante. E spesso senza un filo logico che le lega l’una all’altra e che non sia riassumibile in una riga e mezzo (prendendosela comoda con la grandezza dei caratteri).
Born to fight non fa eccezione. E non la fa alla grande: i cattivi presentati sono delle macchiette ridicole come un corsaro a una cena di gala, sono i famosi “Cattivissimi” armati con il “Dispositivo Fine-di-mondo”. Gli “eroi” che vorrebbe tratteggiare sono i campioni dello sport (!), cui ovviamente ribolle il sangue nelle vene a sentir sbeffeggiato il loro inno e che sconfiggono il Male dei terroristi sfruttando le loro specialità (la ginnasta sfugge usando le sbarre dell’ambiente circostante come se fossero parallele, il calciatore prende a pallonate i nemici e così via). Aggiungete anche dei paraplegici a fare rovesciate e il quadro è completo.
Questo è il patriottismo che mi piace. Anche se rimane l’orrido sospetto che in Thailandia i patriottici che parlano così siano seri, non si può rimanere indifferenti a tanta comica sconclusionatezza. Finchè il nazionalismo agisce con macchiette e pupazzetti esplicitamente ridicoli non può far male, può però intrattenere. In fondo un po’ di campanilismo diverte tutti.
Leggi la scheda del film >>>Voto (3/5): | ![]() |
2 - Independence day
Independence day è un capolavoro. Persa, dopo una frase di appena cinque parole, metà della mia utenza, posso cominciare a motivare una frase come quella appena scritta.
La bellezza di Independence day non sta nelle sue caratteristiche interne di realizzazione. La regia è dozzinale (stiamo parlando di Emmerich, di cui volevo recensire per questa variazione Il patriota), la sceneggiatura è un gruviera e contiene le classiche spacconate da “Film del 4 Luglio Americano”. Infatti l’interesse non viene dal film, ma dal prodotto che il film rappresenta. In altre parole Independence day è un documento, e come tale rappresenta la testimonianza di una mentalità. E’ un po’ come Pasolini prossimo nostro: non è interessante quello che viene detto e come viene detto, ma lo è il fatto che quella realizzazione avviene in quel momento e in quel luogo.
Independence day con il suo parallelismo alieni/comunisti è una rappresentazione quasi documentaristica di un popolo che, perso un nemico, non sa più cosa temere (ovviamente nel 1996), ma sa (spera) che i suoi eroi spacconi abbatteranno qualsiasi cosa si troveranno davanti.
Voto (3/5): | ![]() |
3 - 2009: Lost Memories

Questo dimenticabile film Sudcoreano basa l’intera sua struttura su un “what if”: cosa sarebbe successo se la Corea non avesse mai raggiunto l’indipendenza dal Giappone (il cui dominio sulla penisola è durato dal 1910 al 1945)? Tutta la sconfinata durata del film basa la sua prima parte sul piagnucolare dell’unicità culturale Coreana che nulla ha da invidiare a quella Giapponese, con la classica maturazione interiore del suo eroe che prova a integrarsi ma è vittima dei pregiudizi cattivi cattivi.
Dalla seconda parte, non potendo dare sfogo a una guerra colossale con spade laser e unicorni alati per la cacciata dei Giapponesi dalla Corea al Calderoliano grido di “Ognuno a casa propria”, il film scivola pesantemente su gravi forzature alla sceneggiatura. Viene creato un impianto fantascientifico difficilmente in grado di reggere a un’analisi anche solo approssimata e che suona tanto di “Succede questo e quest’altro perchè si”.
Patriottismo dozzinale e poca cura nella scrittura fanno capire quanto distanti si sia dal vero gioiello (patriottico? A modo suo sì) Joint Security Area di Park Chan-Wook.
Voto (1/5): | ![]() |
4 - Fist of legend
Jet Li non è nuovo a interpretare ruoli “nazionalistici” in terra cinese (ad esempio la serie C’era una volta in Cina di Tsui Hark, Fearless o Hero). In questo remake di Fist of Fury viene diretto con un tocco più smaliziato (sia rispetto all’originale con Bruce Lee che alle opere medie di Tsui Hark) da Gordon Chan.
Come in molti film patriottici cinesi, anche in questo caso il teatro di base è l’occupazione nipponica della Cina. Dove Chan evita gli scivoloni propri dell’originale è nella rappresentazione del nemico occupante. Intendiamoci: non è con quattro frasi paracule messe in bocca ai “cattivi” che si crea una buona sceneggiatura, ma il plauso va comunque per la creazione di una situazione complessa, in cui in realtà non è ben chiaro quale sia la strada migliore da seguire.

Facilona è invece condensare l’intera soluzione con un duello finale. Anch’io sono d’accordo con mio nonno quando diceva che “Se i generali vogliono fare la guerra dovrebbero prendersi un paio di spade e giocarsela tra loro”, e sarà anche un topos del gongfupian (i film di kung fu cinese), ma non si può mettere in piedi un’intelligente situazione e risolverla con due calci e “e vissero tutti felici e contenti…”.
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