Exit Music (for a Film)

Italia60

Ascolta questa incredibile playlist:



Eh si, qua tocca a me, il buon Michele, tirare avanti la baracca. Perso nelle nebbie milanesi infatti, Damiano è stato privato del cordone ombelicale della vita del XXI secolo: internet! In attesa che una nota compagnia di servizi internet lo riallacci con il mondo prendo io il testimone e vi propongo la playlist della variazione sugli anni ’60 italiani. Che cosa c’è di meglio, dunque, di una bella scelta di canzoni che, parallelamente a quello che fanno i film, ci raccontano chi erano gli italiani e tutto ciò che gli girava attorno? Nulla di certo! Perciò buttate nella spazzatura, ove dovrebbero rimanere tra l’altro, i vostri iPod e tirate fuori il giradischi, si parte.

  • Lucio Battisti – Vendo casa: Un grandissimo classico dell’italiano: in bolletta, sofferente, che recrimina i bei tempi andati. Che siano un amore finito o la sconfitta in casa della preferita squadra di calcio. E propositi di vendette e ripercussioni iperboliche. Bellissimo pezzo.
  • Equipe 84 – Tutta Mia La Città: Massì, tutto mio qui, le tipiche manie di grandezza che ogni tanto ci colgono. Dagli stessi autori del monomaniaco “Ho in mente te” un trattato sull’italiocentrico modo di vedere la vita.
  • Camaleonti – Perche Ti Amo: E per questa terza traccia scendiamo nel più abusato dei clichè. Italia: paese di santi, navigatori e… poeti. La terra degli amanti focosi, mica come quei damerini smielati dei mangiarane,. Ullalà.
  • Formula 3 – Sole giallo, sole nero: Italiani amanti, ma anche piuttosto confusi, sempre e comunque. E in questa canzone dei Formula 3 abbiamo di fronte di certo qualcuno che non ha ben chiaro che fare. “Nel mio cuor c’è un diavoletto che vuol fuggir lontano da te / Nel mio cuor c’è un angioletto che vuol tornare sempre da te”. E decidiamoci, perdiana!
  • New Trolls – Una Miniera: L’italiano è fatto anche di emigrazione, di lavoro poco glorioso e ancor meno retribuito. Un ricordo di quando lo straniero e il diverso eravamo noi, la brava gente che non ha mai fatto male a nessuno, ma si è vista sfruttata, maltratta e uccisa.
  • Dik Dik – Sognando la California: Passati i tempi del lavoro duro però viene fuori l’italiano farfallone. Appena arrivano i primi soldi si comincia a pensare in grande per cancellarsi la fama di provincialotti che abbiamo ben stampata sulla fronte. Una specie di “Tu vuò fà l’ammericano”, al punto di tradurre direttamente una canzone dalla terra a stelle e strisce.
  • Giorgio Gaber – La ballata del Cerruti: E per l’ultima canzone “seria” (oddio tanto seria…) un omaggio all’italiano che conosciamo meglio: il furbacchione che pensa di essere più intelligente degli altri e cerca di agire attorno alle leggi. Ma alla fine i gendarmi son sempre in agguato. Però… che duro! Il Davy Crockett italiano! Tanto alla fine un condono c’è sempre, almeno qui :)
  • Elio e le storie tese – La bella canzone di una volta: Eeeeeeh e alla fine ci rimane solo il bel ricordo di quello che fu e non può più tornare ad essere. I bei tempi andati e la musica che ci piaceva davvero, prima che arrivassero quei ragazzini. Ma se capita di qua glielo buco, quel pallone.

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